da Gallinacciainfuga | Gen 6, 2025 | cancro al seno metastatico, Fuga, Yoga
tra Capodanno e l’Epifania è tornato a trovarmi il dolore lombare, che gentile, solo che questa volta è leggermente più su, un dolore lombo dorsale, lo definirei. Comunque siccome so come farlo accomodare senza che si senta del tutto a suo agio aspettando che se ne vada, ho cercato di non fermarmi del tutto, ho una tecnica ormai di cui non parlerò perché non ho alcuna intenzione di sprecare parole per un dolore lombare. Comunque oggi avevo dei piani, dovevo fare questo e quello ma poi i piani sono saltati e ho ricevuto una telefonata, quindi mi sono ritrovata vestita e truccata per strada alle nove del mattino, senza sapere più che farne della mia mattinata ed è stato uno di quei momenti, frequenti, in cui avrei voluto buttarmi a terra e piangere. Ma avevo il cappotto bianco.
Mi sono rifugiata nella solita Coop sotto casa, fingendomi indaffarata, ho cercato il pane affettato di semola che uso per la colazione e che era finito, ma naturalmente non c’era e ho dovuto far finta di aver bisogno di altro per dare un senso alla mia presenza nella Coop vestita e profumata come una dama un po’ fané, molto fané. Ma l’unica cosa che mi serviva era Ace denso blu ed era troppo pesante per trascinarmelo a casa.
Ho sentito dentro le ossa che l’Epifania che tutte le feste porta via è la peggiore delle domeniche senza essere una domenica, quella che ti ricorda che c’è solo quella terrificante interrogazione di greco davanti a te e che le vacanze sono così lontane, che siccome hai pure il dolore lombare, non è neppure detto che quest’anno le vedrai o che vedrai il mare e che nuoterai felice.
Quindi sono tornata a casa, mi sono vestita da persona normale che va in piscina e sono andata in piscina a nuotare.
Ah beh.
da Gallinacciainfuga | Gen 2, 2025 | cancro al seno metastatico, Cose di Galline, Yoga
ritorno alla base e alla routine, che poi è ciò che determina la base. Le cose da fare che ti fanno sentire nel flusso oppure nel giusto, perché ti danno la sensazione di fare la cosa giusta. Viviamo in auto ipnosi; uno schema ci tranquillizza più di quello che contiene lo schema, ma non sottilizziamo, va bene perché ci porta avanti, ci fa andare avanti. La routine di stamattina è la lezione di yoga, la spesa e l’organizzazione di cose e persone, nomi , fiori e città. Qualche complicazione questo mese porterà per forza; ci aspetta una ristrutturazione, più complicata di quella appena fatta, occorre svuotare la casa e andarsene per un po’. Altre certezze sottratte e altre routine da inventare. Mi fa male la schiena solo a pensarci, ma un giorno alla volta, diventerà la normalità, per qualche tempo. Il tempo di rimandare, un po’ rimanderò e poi questa cosa, la affronterò. Magari interpello Marie Kondo, il cui libro (Il Magico Potere del Riordino, per i due o tre che non lo conoscono) non smette di guardarmi e rimproverarmi da anni. Neppure la serie su Netflix ho mai osato guardare. Ma ora non c’è scampo.
Un giorno alla volta, ricominciamo sempre.
da Gallinacciainfuga | Dic 31, 2024 | cancro al seno metastatico, Le grandi domande, Yoga
non ho propositi per il nuovo anno, ho cambiato tutto quello che potevo cambiare nel corso del tempo e poi mille volte ancora e sono diventata capace di ribaltare ogni singola certezza in pochi minuti, so bene che adattarsi ai cambiamenti è di per sé una soluzione. Non ho neppure sogni da realizzare, posso sognare con quello che ho, ho imparato tutto questo in anni già passati. Forse, caso mai e con un certo ritardo, comincerei a togliere o almeno a ridurre e a fare spazio. Fatti una vita interiore, diceva in una lettere Pavese a Fernanda Pivano, che una vita interiore, secondo me, ce l’aveva. Ma di tutti gli anni trascorsi è l’unica cosa che mi sento di portare nel nuovo anno, una vita interiore e senza inutili orpelli. Una vita interiore francescana, oserei dire. Come il silenzio di questa mattina. Siamo essere e tempo, l’ho letto qualche giorno fa su un post di Mancuso, cioè mi ricordo di Heidegger, ma come tanto altro, l’avevo dimenticato, in quel continuo rimando a contenuti perduti e ritrovati e non so mai se quel che recupero in realtà continua a esistere dentro di me anche se mi sembra di averne perso la memoria. Capita a tutti credo, siamo quello che abbiamo imparato anche se ci sembra di dimenticarlo, oltre a essere “essere e tempo”.
Quindi il tempo, limitato per tutti, è esattamente quello di cui siamo fatti e non aggiungerò cose banali sul tempo, almeno per oggi
Sto rileggendo Memorie di Adriano, quando l’ho letto la prima volta non l’ho capito, una di quelle situazioni in cui un’insegnante che mi avesse chiesto del libro, avrebbe detto; se anche hai studiato, non hai assimilato. Mi sembra di leggere un libro completamente nuovo, è che sono più capace di essere Adriano nel mio tempo e come Adriano (o come Marguerite Yourcenar ) “sono giunto a quell’età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata”. Non c’è alcuna malinconia in questa scoperta. Accettare è di per sé risolvere e l’avevamo già detto, quindi non aggiungerò una parola inutile sul tempo . Spenderò bene il mio tempo. Spendete bene il vostro tempo.
da Gallinacciainfuga | Dic 21, 2024 | Cose di Galline, Fuga
Siccome per questo anno sono in fissa per i profumi, stavo leggendo le cosiddette note olfattive di un profumo e mi sono imbattuta nell’espressione “accenti proustiani” che immagino voglia dire un profumo che ci ricorda qualcosa di perduto.
Ho pensato ai miei profumi preferiti, profumi che mi piacciono ce ne sono diversi, ma due sono i miei preferiti, Un bois Vanille di Serge Lutens e Shalimar di Guerlain, poi ci sono anche le boccette di profumo sfuso che comprai in Turchia, meravigliose, quello al sandalo e chiodi di garofano, e poi mango e gelsomino. Ma non saprei come riaverle perché non saprei come tornarci in quel bazar di profumi
In cosa questi profumi avrebbero per me il ricordo di qualcosa di perduto, non saprei, probabilmente in nulla.
Non mi piacciono i profumi alla rosa, alla violetta o alla lavanda perché li associo a qualcosa o qualcuno di spiacevole, dall’infanzia.
In estate mi piacciono i profumi fruttati, di agrumi, di verbena, bergamotto o basilico. Ma poi torno sempre a loro:
Un bois vanille perché quella fragranza mi fa sentire un tuffo al cuore e a Shalimar, perché è come casa.
Così per quanto cerchi alternative, per quanto sia curiosa e passi tanto tempo nei duty free a sentire profumi con l’accanimento di cane da tartufo torno sempre lì. Anche perché Lutens non si trova nei duty free. Di Lutens mi piace anche Five O’clock au Gingembre e Ambre Sultan, ma chissà come alla fine prendo Un Bois Vanille.
Poi oggi ho sentito il profumo dei mandarini, che sono il profumo del Natale per me. Dei ricordi e dell’infanzia, non sempre bei ricordi, ma quella sì è la nota proustiana del Natale.
La nota dolorosa, quella risuona nell’odore del mandarino, anche forse vagamente in Un bois Vanille e non è la vaniglia a darmi il tuffo al cuore è qualcos’altro, di intenso. Che spinge dove fa più bene il male ed è come una vertigine
Il Natale gira molto intorno ai profumi, non solo per i regali, per ogni tipo di odore e per ogni tipo di spezia che fa Natale, l’eterna festa del paradiso perduto, che profuma un po’ di mandarino e un po’ di cannella. Molto di desideri ancora più di promesse non mantenute, ci riproviamo ogni anno sperando sia la volta buona. Alla fine il Natale passa, il tuffo al cuore di Un Bois Vanille, per fortuna mi resta.
Chissà se qualcuno ricorda un profumo maschile chiamato Tactis, lo usava un mio fidanzato al quale mai dissi che era lo stesso profumo di un altro che lo aveva preceduto, mi piaceva molto. Il profumo per quanto ora fuori produzione si rivelò un ricordo più dolce e gradevole di lui, quindi feci benissimo a tacere
Non ho mai più sentito un profumo maschile che mi piacesse altrettanto, Forse Tobacco Vanille di Tom Ford, profumo unisex, ma forse no, troppo intenso, e sì la vaniglia ritorna, lo so.
da Gallinacciainfuga | Dic 19, 2024 | cancro al seno metastatico, Cose di Galline, Yoga
Sono andata in profumeria per concludere la liturgia natalizia dei regali, ci sono andata ieri mattina piuttosto presto e ancora non c’era nessuno, volevo comprare una matita per gli occhi per me e poi un regalo, sul quale avevo idee vaghe. Mentre storcevo il naso perché i profumi sentiti fino a quel momento non mi erano piaciuti, solo due comunque, ho notato che la commessa era infastidita ma poi è arrivata una signora che prima di entrare e di dire buongiorno l’ha sgridata perché non era ancora arrivato il mascara e la matita marrone di Dior che aveva ordinato. La commessa, forse neppure una commessa, una promoter di Dior, quindi a sua volta ospite della profumeria, ha detto un po’ imbarazzata che la merce era appena arrivata. Ma come, ha proseguito la signora, mi dovevi chiamare, perché non mi hai chiamata? Erano le nove e mezza e se la merce era arrivata quella mattina, si capiva pure il perché. Comunque la signora, non soddisfatta, ha pure aggiunto: io ora ho fretta, ripasso poi. Doveva essere avvisata, il mascara e la matita dovevano arrivare prima, ma lei aveva fretta, era passata solo per rimproverarla, immagino.
Così mi sono vista, mentre sentivo il profumo che non mi convinceva, pur essendo il profumo che io le avevo chiesto di sentire. Ho capito la sua insofferenza profondamente, perché in effetti ero io ad avere dei dubbi su quel regalo e ho trasferito su di lei la mia insofferenza. Perché è il regalo di Natale che faccio a chi ogni anno mi dice che non vuole regali e infatti quasi sempre fa finta di dimenticarli in fondo al cassetto prima di ripartire, ma finisce che glielo faccio lo stesso, anche se so come va a finire e capisco pure che se poi, dopo avermi detto di non volere nulla, lo dimentica, il problema sono io che insisto.
Quindi mentre ritrovavo il buon umore perché in fondo non ero la più antipatica in negozio, ho rivisto il cappellino prezioso appeso sul suo stendino di Londra dopo la lavatrice e definitivamente estinto due giorni dopo il Natale, (dopo che lo avevo amorevolmente accudito per circa 4000 km tra andate e ritorni dal luogo di acquisto a quello di consegna e per circa due mesi) ho rivisto la meravigliosa pashmina di vero pelo di capra del Cashmere che a comprarla ora meglio un Cartier, infeltrita e stremata sul solito stendino, un calendario gemello con il mio che immaginavo avremmo staccato entrambi giorno per giorno di cui nella sua casa non c’era traccia, ma pure una borsa strepitosa che quando scartò, guardò sconfortato. Sia molto chiaro, è lui che non capisce i miei regali e insomma, cara commessa promoter di Dior, non sei tu, sono io, anzi, è lui, che mi rovina la liturgia natalizia dei regali, scusami se ti ho infastidita, è che io ho il mio personalissimo Scrooge, lo stesso bambino che alla mia domanda: ti piace l’albero? Rispondeva anno dopo anno: NO. Che mi guardava un po’ infastidito quando tornavo a casa con le buste dello shopping natalizio. Ma posso rovinare le tradizioni natalizie proprio ora? Prenderò un regalo per il quale mi ringrazierà perché almeno tenta di non spezzarmi il cuore, e che poi forse dimenticherà spezzandomi il cuore. Ma saremo contenti di non aver rovinato le nostre tradizioni anche quest’anno, di aver trovato il modo perché continui a dirmi: no, l’albero non mi piace (t piasc o presep?).
Però, il senso del post era una altro: non maltrattate le commesse se non siete convinte dei vostri regali o delle reazioni dei vostri figli ai vostri regali.
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