da Gallinacciainfuga | Ott 11, 2016 | Fuga
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Quando mi sono alzata era ora di colazione per me e ora di pranzo lì, ho mangiato un dolce con le ciliegie e uno al cocco, bevendo un caffè lungo e leggero, come piace a me. Roy, la persona che si è occupata di noi per tutto il tempo, mi ha chiesto se andava bene anche per me la colazione salata come per le mie amiche, ho risposto di sì perché il programma “riprogrammo susi”, prevede anche di fare la cosa giusta, ma ho detto sì a malincuore e dicendo nella mia mente addio a quel delizioso dolcetto alla ciliegia, hai voluto la bicicletta, cara…
Quindi ho cercato di capire dove mi trovavo, ma ancora dovevo realizzare chi ero, ho visto davanti a me alberi di cocco, tanti, un laghetto più in là, ma quello che più di tutto ha attirato la mia attenzione è stato il suono, sembrava che qualcuno avesse messo uno di quei cd new age con i suoni della natura, uccelli mai sentiti, acqua, insetti che sfregavano zampette per dimostrare che le cicale fanno tanto mediterraneo, ma pure nella giungla ci si diverte.
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da Gallinacciainfuga | Ott 6, 2016 | Fuga
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Insieme ai bambini c’erano molte donne in attesa, del resto se eravamo le uniche tre viaggiatrici non accompagnate dagli uomini (e comunque in tutto eravamo cinque donne sul volo), avevamo viaggiato con un carico di uomini che venivano dagli emirati arabi per lavoro, suppongo. A fare che? Perché tanti uomini dagli Emirati Arabi al Kerala? Cosa fanno gli indiani negli Emirati? Avrei voluto ragionare di queste cose tra me e me e pure tra me e l’autista che ci accompagnava, tra me e le mie amiche, ma ogni volta che cercavo di raddrizzare il collo, si piegava dall’altra parte e cascavo in un sonno breve e denso, in India si guida a sinistra e si rischia la vita in media una volta a km, io venivo svegliata dai fari delle auto, moto, autobus che chissà come, non centravano la nostra auto come un birillo. Sulla strada, piccola, a una carreggiata, si incontravano anche quelli che si recavano alla moschea per la preghiera del mattino, la voce del muezzin si sentiva per km, erano soprattutto uomini, anzi direi erano solo uomini, ragazzi, bambini, ma maschi.
Intanto diventava giorno e io tra un colpo di clacson e l’altro mi svegliavo mentre i miei occhi erano sempre più disposti a non guardare il pericolo purché in cambio avessero il meritato riposo. Ma per fare 100 km in India ci vogliono mediamente 3 ore, forse meno, ma non tanto meno. Ho cercato di familiarizzare con il luogo, con la natura che mi sembrava anche al buio così rigogliosa, così tu tarzan e io jane, ma poi gli occhi si chiudevano. Così quando a giorno inoltrato siamo arrivate, credo di aver guardato la mia stanza con una parte dell’occhio, mentre con l’altra ero già sotto la doccia e poi a letto dove l’altro occhio dormiva. (…)
da Gallinacciainfuga | Ott 5, 2016 | Fuga
All’aeroporto di Abu Dhabi siamo stati smistati in direzione dell’India con mezzi diversi. Gli uomini sono stati accompagnati all’aereo diretto a Kozikhode pressati in un solo autobus, mentre fuori c’erano 45 gradi e probabilmente l’aria condizionata non era sufficiente a ristorare l’ambiente. Mentre le donne e le famiglie venivano accompagnate all’aereo in un altro autobus, molto bello e comodo, con al fondo un simil parquet, in tutto eravamo, forse, 8. Con un grande mezzo pulito e profumato a disposizione. Ho pensato in quel momento che essere una donna in un paese arabo non deve essere poi orribile come dicono e che avrei voluto arrivare in India su quel mezzo. Si viaggiava comode e al fresco, come in Business Class. Ma arrivate sull’aereo è cambiato tutto, gli uomini erano tanti e puzzavano già, due di loro hanno litigato perché avevano lo stesso numero di sedia sulla carta d’imbarco. Anzi uno di loro ha litigato, perché era ubriaco. Ho visto le hostess davvero mortificate e preoccupate. Le divise delle hostess di Ethiad sono deliziose, marroni e viola, con giacche strizzate in vita e guanti che si allargano prima dei gomiti. E poi sono giovani e belle le hostess dell’Ethiad, rappresentano il loro paese, esattamente come l’Alitalia rappresenta il nostro, le hostess non sono giovani e sono pure antipatiche e brutte. E sì, questo potrebbe sembrare un argomento sessista, se non fosse che anche gli steward sono brutti e vecchi.
Il volo durava circa 5 ore e secondo il mio bioritmo era già notte, ma ho dovuto sopportare le zaffate di curry dei pasti serviti prima e di gas corporei al curry, dopo. E quel freddo spesso, gelato che usciva dai bocchettoni come quando si apre un freezer in estate. La copertina in dotazione non bastava, non basta mai e non capisco ancora perché sugli aerei faccia così freddo. Vedevo sul monitor davanti a me il puntino che segnalava il volo sul mare arabo e pensavo ai titoli dei giornali in caso di disastro; tre turiste italiane coinvolte. Poi il titolo della Gazzetta del Mezzogiorno sarebbe stato: tre turiste baresi. E avrebbero sbagliato come al solito, perché io non sono barese. Con solo tre turiste occidentali scomparse in un disastro aereo tra gli Emirati arabi e l’India, non avremmo avuto molto spazio nei tg. Quindi era meglio che quel puntino che identificava la nostra posizione durante il volo procedesse fino a destinazione. Se devo morire in aereo, almeno che sia un disastro con i fiocchi e che se ne parli per qualche giorno.
Il bagno su quell’aereo è stato il primo contatto con l’India, ho dovuto fare lo slalom per scansare la pipì sul pavimento, non riuscendoci tra l’altro. Però gli uomini che erano in fila con me, mi hanno fatta passare davanti, l’ho trovato imbarazzante. E comunque ormai il bagno puzzava. Non ho chiuso occhio su quel volo, ho visto Notthing Hill senza sottotitoli, perché i dialoghi li conosco a memoria. Il giorno nuovo l’ho visto in Kerala, all’uscita del piccolo aeroporto ho guardato le facce delle persone in attesa, tanti bambini, l’India è piena di bambini, per un adulto ci sono almeno dieci bambini, a me il rapporto è sembrato così, bambini con gli occhi grandi e pieni di curiosità per noi. (…)
da Gallinacciainfuga | Set 21, 2015 | Fuga
Ho scoperto che la piscina su di me ha un effetto meditativo, sì non ridete. Nel senso che quando sono in piscina e nuoto e nuoto (pur non essendo una bravissima nuotatrice) mi vengono in mente cose a cui non avevo mai pensato prima, ho delle intuizioni. Un po’ come mi succedeva quando correvo sulla spiaggia, probabilmente il movimento e la respirazione portano la mente in uno stato più profondo, diventa più acuta. Forse lo sapete tutti, sicuramente lo sanno tutti gli sportivi, io ho scoperto da poco che mi piace la piscina. Lo so che tra l’acqua e l’uomo c’è una vecchia connessione, che dopo il concepimento è l’acqua il nostro elemento, che ci sentiamo al sicuro per questo. Io mi sento al sicuro in piscina perché nell’ora in cui ci vado io non c’è nessuno, è una meraviglia. Ho almeno una corsia tutta per me, raramente c’è qualche nuotatore serio, ma essendo serio di me neppure si accorge, io sto lì, faccio qualche vasca, poi mi fermo, poi prendo la tavoletta, poi continuo, sempre piano. Mi piace. Riesco pure a stancarmi, piano. Il dorso è quello che mi riesce meglio, oggi cercavo di capire perché, approfittavo del fatto di essere in piscina per capire meglio, visto che mi vengono le soluzioni e infatti ho trovato la risposta. Mi viene meglio perché il mio dorso è allenato e sviluppato pur non essendo mai stata una nuotatrice, sono una che si fa carico, capace di trasportare pesi enormi e il corpo non mente. Anche senza nuotare ho il dorso allenato come una nuotatrice. La cosa che mi piace di più della piscina è l’accesso all’area cosiddetta relax (ho detto una cosa originale, lo so). Vasche pazzesche per idromassaggi, mi sento la regina delle acque, la sirena degli oceani incantati e di tutti i mari, ci sono le mattonelle blu e verdi, il sole che entra dalle vetrate e fa luccicare l’acqua e le mattonelle. Una meraviglia e mi sento invincibile.
da Gallinacciainfuga | Gen 14, 2015 | Fuga
E così un giorno siamo tutti Charlie e il giorno dopo no, per carità, non siamo Charlie, è divertente quanto ci prendiamo sul serio nelle battaglie degli altri dove chi siamo o no, da che parte stiamo o da quale parte non stiamo, non fa davvero alcuna differenza. Perché nessuno di noi, singolarmente, fa la differenza. E’ l’unica regola, ma la ignoriamo tutti. Io lo dico qui, tanto non lo legge nessuno, non credo nella motivazione religiosa degli attentati, almeno di quelli che armano (non sono l’unica, lo so) però se c’è una categoria di persone che invidio, sono quelli che hanno una fede. Vergini o no, cascate di latte e fiumi di miele o no, visto che il contratto sulla terra è a tempo determinato, chi vive meglio di chi crede nell’aldilà? Nessuno.
E se la vita che vivo, le prospettive che ho sono quelle di una vita in un cono d’ombra, in cui a nessuno interessa di me e a nessuno è mai interessato di me, non ho margini per migliorare, vivere meglio, avere una vita tranquilla la la la…Non dico averla per forza, ma tentare di averla, provare ad averla. Se per me nulla è possibile, nessun conforto è ammissibile, perché non dovrei accettare di essere qualcuno per un giorno, una star, anzi una popstar e poi provare a vedere cosa c’è di là, che, dovesse andare male, è pur sempre meglio di qua?
da Gallinacciainfuga | Dic 25, 2014 | Fuga, Shopping
Tra tutti i marchi del pianeta, tra tutte le imprenditrici di successo più o meno cialtrone, più o meno parodiate dallo storytelling, c’è n’è una il cui successo mi lascia sbalordita come tutte le volte in cui insieme al successo intravedo una bella dose di coraggio e di cattivo gusto che quando è così ricercato, accentuato, esaltato, finisce col travolgermi. Non solo me, evidentemente. Cath Kidston inonda i suoi negozi con oggetti iperfemminili, infantili, esagerati, imbambolati, forse anche scadenti ma con un prezzo adeguato in cambio del sogno che vende; una vita serena come in un cartone animato. Piena di coccole per la bambina che è in me, e non solo in me, anche in età da gallina. Agli uomini i suoi negozi fanno un effetto claustrofobico e c’è da capire, pure io non sono sicura assolutamente sicura, che i suoi oggetti mi piacciano, che mi piaccia davvero, ma nel dubbio, compro sempre qualcosa. Ed è sempre qualcosa che mi diverte, con un colore assurdo che probabilmente quando avevo cinque anni nessuno avrebbe avuto il coraggio di propormi, ma ora che decido io, voglio, insieme a una vita da tè con le bambole, con le tazze a fiorellini, i funghetti dipinti, la borsetta a pois e il cestino per il pic-nic con le margherite e poi il copri asse da stiro celeste con le roselline rosa, è stucchevole anche solo da scrivere. Io ne sono scandalizzata e incantata. Gusto inglese, produzione cinese. Furbissima, bravissima Cath. Ora aspetto Bianconiglio per mostrargli le nuove tazze.
Cath Kidston
158 Portobello Road, London W11 2EB, U.K
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